Un vecchio asino grigio lascia il mulino e si allontana per una stradina tra i campi L'asino e il cane incontrano sul ciglio della strada un gatto dall'aria imbronciata, seduto su un sasso Un gallo rosso canta sul portone di una fattoria, e l'asino, il cane e il gatto lo stanno ad ascoltare Di notte nel bosco il gallo, in cima all'albero, scorge una piccola luce, mentre l'asino e il cane sono sdraiati ai piedi dell'albero L'asino, il cane, il gatto e il gallo, uno sopra l'altro davanti alla finestra illuminata, cantano a squarciagola Un brigante spaventato scappa dalla cucina buia, il gatto soffia, il cane abbaia e l'asino gli tira un calcio

I musicanti di Brema

L'asino si mette in cammino · letta da Alessandra
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Un vecchio asino, un cane stanco, un gatto brontolone e un gallo chiassoso si mettono in cammino insieme verso Brema per diventare musicanti della città. Un'allegra fiaba dei fratelli Grimm sull'amicizia e sul coraggio, tradotta dall'originale tedesco.

Fratelli Grimm · 8 min · letta da Alessandra

I musicanti di Brema: il testo della favola

Fratelli Grimm (1857). Tradotto dall'originale tedesco «Die Bremer Stadtmusikanten».

C'era un uomo che aveva un asino. Per tanti lunghi anni l'asino aveva portato i sacchi al mulino senza mai lamentarsi, ma ora le forze lo stavano abbandonando e ogni giorno era sempre meno adatto al lavoro. Allora il padrone pensò di sbarazzarsene, per non dovergli più dare da mangiare. Ma l'asino capì che non tirava aria buona, scappò via e prese la strada per Brema: là, pensava, avrebbe potuto diventare musicante della città.

Dopo aver camminato per un po', trovò sulla strada un cane da caccia sdraiato, che ansimava come chi ha corso fino a non poterne più. «Allora, perché ansimi così, Acchiappa?» domandò l'asino. «Ah», disse il cane, «siccome sono vecchio e ogni giorno divento più debole, e a caccia non ce la faccio più, il mio padrone voleva ammazzarmi, e io me la sono data a gambe. Ma adesso come farò a guadagnarmi il pane?» «Sai che ti dico?» disse l'asino. «Io vado a Brema a fare il musicante della città. Vieni con me e fatti prendere anche tu nella banda. Io suonerò il liuto e tu batterai i timpani.» Il cane fu contento, e proseguirono insieme.

Non passò molto tempo che trovarono un gatto seduto sul ciglio della strada, con un muso lungo lungo. «Allora, che cosa ti è andato storto, vecchio lisciabaffi?» disse l'asino. «Chi può stare allegro quando rischia la pelle?» rispose il gatto. «Siccome sto invecchiando, i miei denti si sono consumati e preferisco starmene dietro la stufa a fare le fusa piuttosto che correre dietro ai topi, la mia padrona voleva annegarmi. Sono riuscito a scappare, ma adesso un buon consiglio vale oro: dove posso andare?» «Vieni con noi a Brema. Tu te ne intendi di serenate notturne, là potrai diventare musicante della città.» Il gatto trovò che era una buona idea e andò con loro.

Poi i tre fuggiaschi passarono davanti a una fattoria. Sul portone se ne stava il gallo di casa e gridava a squarciagola. «Gridi da far tremare le ossa», disse l'asino. «Che cosa ti succede?» «Ho annunciato il bel tempo», disse il gallo, «perché oggi è il giorno della Madonna, quando ha lavato le camicine a Gesù Bambino e vuole farle asciugare. Ma siccome domani è domenica e arrivano ospiti, la padrona di casa non ha pietà: ha detto alla cuoca che domani vuole mangiarmi nella minestra, e stasera mi taglieranno la testa. Così adesso grido a squarciagola, finché posso.»

«Ma via, testa rossa», disse l'asino, «vieni piuttosto con noi! Andiamo a Brema. Qualcosa di meglio della morte lo trovi dappertutto. Hai una bella voce, e se facciamo musica insieme, verrà fuori qualcosa di bello.» Al gallo la proposta piacque, e se ne andarono tutti e quattro insieme.

Ma non riuscirono ad arrivare alla città di Brema in un giorno solo, e la sera giunsero in un bosco dove volevano passare la notte. L'asino e il cane si sdraiarono sotto un grande albero, il gatto e il gallo si sistemarono tra i rami, ma il gallo volò fin sulla cima, dove era più al sicuro. Prima di addormentarsi si guardò ancora una volta intorno, verso tutti e quattro i venti, e gli parve di vedere in lontananza una piccola scintilla accesa. Allora gridò ai compagni che non molto lontano doveva esserci una casa, perché si vedeva una luce.

Disse l'asino: «Allora dobbiamo metterci in cammino e andarci, perché qui si dorme male.» Il cane disse che anche a lui avrebbero fatto comodo un paio di ossi con un po' di carne attaccata. Così si incamminarono verso il punto dove c'era la luce, e presto la videro brillare più chiara, e diventava sempre più grande, finché arrivarono davanti a una casa di briganti tutta illuminata. L'asino, che era il più grande, si avvicinò alla finestra e guardò dentro.

«Che cosa vedi, Grigione?» domandò il gallo. «Che cosa vedo?» rispose l'asino. «Una tavola apparecchiata con cibi e bevande buonissimi, e intorno ci sono dei briganti seduti che se la godono.» «Quello sì che farebbe al caso nostro», disse il gallo. «Sì, sì, ah, se solo fossimo là dentro!» disse l'asino.

Allora gli animali si consultarono su come fare per cacciare via i briganti, e alla fine trovarono un modo. L'asino doveva appoggiare le zampe anteriori sul davanzale, il cane saltare sulla schiena dell'asino, il gatto arrampicarsi sul cane, e infine il gallo volare su e posarsi sulla testa del gatto. Quando furono pronti, a un segnale cominciarono tutti insieme a fare la loro musica: l'asino ragliava, il cane abbaiava, il gatto miagolava e il gallo cantava. Poi si lanciarono attraverso la finestra dentro la stanza, con un gran tintinnio di vetri.

A quel baccano spaventoso i briganti balzarono in piedi, convinti che stesse entrando un fantasma, e scapparono nel bosco pieni di paura. Allora i quattro compagni si sedettero a tavola, si accontentarono di quello che era avanzato e mangiarono come se dovessero restare a digiuno per quattro settimane.

Quando i quattro musicanti ebbero finito, spensero la luce e si cercarono un posto per dormire, ciascuno secondo la sua natura e la sua comodità. L'asino si sdraiò sul mucchio di letame, il cane dietro la porta, il gatto sul focolare vicino alla cenere calda, e il gallo si appollaiò sulla trave sotto il tetto. E siccome erano stanchi del lungo cammino, presto si addormentarono.

Passata la mezzanotte, quando i briganti videro da lontano che in casa non c'era più nessuna luce accesa e tutto sembrava tranquillo, il capo disse: «Non avremmo dovuto lasciarci spaventare così», e mandò uno dei suoi a controllare la casa. Quello trovò tutto silenzioso e andò in cucina ad accendere una luce. Gli occhi del gatto brillavano come fuoco, e lui li scambiò per carboni accesi, così ci avvicinò un fiammifero perché prendesse fuoco.

Ma il gatto non era in vena di scherzi: gli saltò in faccia, soffiando e graffiando. Il brigante si prese un tremendo spavento e corse verso la porta di dietro per scappare, ma il cane, che era sdraiato lì, balzò su e gli morse una gamba. E quando attraversò di corsa il cortile, passando accanto al letame, l'asino gli diede ancora un bel calcio con la zampa di dietro. E il gallo, che il chiasso aveva svegliato e messo di buon umore, gridò dall'alto della trave: «Chicchirichì!»

Allora il brigante corse più veloce che poteva dal suo capo e disse: «Ah, in quella casa c'è una strega orribile, che mi ha soffiato addosso e mi ha graffiato la faccia con le sue dita lunghe. Davanti alla porta c'è un uomo con un coltello, che mi ha ferito a una gamba. Nel cortile c'è un mostro nero, che mi ha picchiato con una mazza di legno. E lassù sul tetto c'è il giudice, che gridava di portargli quel furfante. Allora sono scappato più in fretta che potevo.»

Da allora i briganti non osarono più entrare in quella casa, ma ai quattro musicanti di Brema piaceva tanto starci che non vollero più andarsene. E chi l'ha raccontata per ultimo ha ancora la bocca calda.

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