Un castello di corallo con finestre d'ambra sul fondo azzurro del mare, e intorno nuotano i pesci La sirenetta siede nella sua aiuola rotonda di fiori rossi, accanto alla statua di marmo di un ragazzo La nonna, con le ostriche sulla coda, posa sui capelli della sirenetta una corona di gigli bianchi Dall'acqua la sirenetta guarda una nave con lanterne colorate e i fuochi d'artificio nel cielo Fra le onde la sirenetta tiene fuori dall'acqua la testa del principe addormentato Una giovane ragazza trova il principe sulla spiaggia, mentre la sirenetta li osserva nascosta dietro uno scoglio

La sirenetta

Il castello in fondo al mare · letta da Alessandra
0:00−29:26

In fondo al mare vive la figlia più giovane del re del mare, che non vede l'ora di poter scoprire il mondo degli uomini sopra le onde. La prima parte della fiaba più bella di Andersen, tradotta dall'originale danese.

Hans Christian Andersen · 29 min · letta da Alessandra

La sirenetta: tutte le parti

  1. Parte 1 · 29 min

Altre parti arrivano presto.

La sirenetta: il testo della favola

Hans Christian Andersen (1837). Tradotto dall'originale danese «Den lille Havfrue», prima parte.

Lontano, in mezzo al mare, l'acqua è azzurra come i petali del fiordaliso più bello e limpida come il vetro più puro. Ma è molto profonda, più profonda di quanto possa arrivare la corda di qualsiasi ancora: bisognerebbe mettere tanti campanili uno sopra l'altro per arrivare dal fondo fin sopra l'acqua. Laggiù vive il popolo del mare.

Ma non dovete credere che laggiù ci sia soltanto il nudo fondo di sabbia bianca. No, laggiù crescono gli alberi e le piante più meravigliosi, con steli e foglie così flessibili che al minimo movimento dell'acqua si muovono, come se fossero vivi. Tutti i pesci, piccoli e grandi, guizzano fra i rami, proprio come quassù gli uccelli nell'aria. Nel punto più profondo di tutti sorge il castello del re del mare. Le mura sono di corallo, le lunghe finestre a punta sono dell'ambra più trasparente, e il tetto è fatto di conchiglie che si aprono e si chiudono a seconda di come scorre l'acqua. È bellissimo da vedere, perché in ognuna ci sono perle splendenti, e una sola di quelle perle sarebbe un ornamento magnifico nella corona di una regina.

Il re del mare, laggiù, era vedovo da molti anni, e a mandargli avanti la casa era la sua vecchia madre. Era una donna saggia, ma orgogliosa della sua nobiltà, e per questo portava dodici ostriche sulla coda, mentre gli altri nobili potevano portarne soltanto sei. Per il resto meritava molte lodi, soprattutto perché voleva tanto bene alle piccole principesse del mare, le sue nipotine. Erano sei bambine bellissime, ma la più giovane era la più bella di tutte. La sua pelle era limpida e delicata come un petalo di rosa, i suoi occhi azzurri come il mare più profondo. Ma come tutte le altre non aveva piedi: il suo corpo finiva con una coda di pesce.

Per tutta la lunga giornata potevano giocare laggiù nel castello, nei grandi saloni dove dalle pareti crescevano fiori vivi. Quando si aprivano le grandi finestre d'ambra, i pesci entravano nuotando, proprio come da noi entrano volando le rondini quando apriamo la finestra. Ma i pesci nuotavano dritti fino alle piccole principesse, mangiavano dalle loro mani e si lasciavano accarezzare.

Fuori dal castello c'era un grande giardino con alberi rosso fuoco e blu scuro. I frutti brillavano come l'oro e i fiori come un fuoco acceso, perché muovevano sempre gli steli e le foglie. Il terreno stesso era di sabbia finissima, ma azzurra come la fiammella dello zolfo. Su tutto, laggiù, c'era uno strano bagliore azzurro: si sarebbe creduto piuttosto di stare in alto nell'aria e di vedere soltanto cielo sopra e sotto di sé, che di trovarsi sul fondo del mare. Quando il mare era calmo calmo, si poteva vedere il sole: sembrava un fiore color porpora, dal cui calice usciva tutta la luce.

Ognuna delle piccole principesse aveva nel giardino la sua aiuola, dove poteva scavare e piantare come voleva. Una diede alla sua aiuola la forma di una balena, un'altra preferì che la sua somigliasse a una piccola sirena. La più giovane invece fece la sua tutta rotonda come il sole, e ci mise soltanto fiori che splendevano rossi come lui. Era una bambina particolare, silenziosa e pensierosa. Le altre sorelle abbellivano le loro aiuole con le cose più strane, che avevano preso dalle navi naufragate. Lei invece, oltre ai fiori rossi come le rose, che somigliavano al sole lassù in alto, voleva soltanto una bella statua di marmo. Era un bel ragazzo, scolpito nella pietra bianca e lucente, che era finito sul fondo del mare durante un naufragio.

Accanto alla statua piantò un salice piangente color rosa. Crebbe splendidamente e lasciava pendere i suoi rami freschi sopra la statua, giù fino al fondo di sabbia azzurra, dove l'ombra sembrava viola e si muoveva come i rami. Sembrava che la cima e le radici giocassero a darsi baci.

Non c'era gioia più grande, per lei, che sentir parlare del mondo degli uomini lassù. La vecchia nonna doveva raccontarle tutto quello che sapeva delle navi e delle città, degli uomini e degli animali. Le sembrava particolarmente meraviglioso che lassù sulla terra i fiori profumassero, cosa che quelli in fondo al mare non facevano, e che i boschi fossero verdi, e che i pesci che si vedevano fra i rami sapessero cantare così forte e così bene che era una gioia ascoltarli. Erano gli uccellini, che la nonna chiamava pesci, perché altrimenti le nipotine non l'avrebbero capita, dato che non avevano mai visto un uccello.

«Quando compirete quindici anni», disse la nonna, «avrete il permesso di salire dal mare, di sedervi al chiaro di luna sugli scogli e di guardare le grandi navi che passano. E vedrete boschi e città!» L'anno dopo, una delle sorelle compì quindici anni. Ma le altre, be', ognuna era più giovane di un anno della precedente, e così la più piccola doveva aspettare ancora ben cinque anni prima di poter salire dal fondo del mare e vedere com'è da noi. Ma ognuna promise alle altre di raccontare che cosa aveva visto e che cosa aveva trovato più bello il primo giorno: la nonna infatti non raccontava abbastanza, e c'erano tante cose che volevano sapere.

Nessuna sognava quel giorno quanto la più giovane, proprio lei che doveva aspettare più a lungo di tutte ed era così silenziosa e pensierosa. Molte notti restava alla finestra aperta e guardava in su, attraverso l'acqua blu scuro, dove i pesci agitavano le pinne e la coda. Vedeva la luna e le stelle: brillavano pallide pallide, è vero, ma attraverso l'acqua sembravano molto più grandi che ai nostri occhi. Quando sotto di loro scivolava qualcosa come una nuvola nera, lei sapeva che era una balena che le nuotava sopra, oppure una nave con tante persone. Di sicuro quelle persone non pensavano che laggiù in fondo ci fosse una bella sirenetta che tendeva le sue mani bianche verso la chiglia della nave.

Ora la principessa più grande aveva quindici anni e poteva salire sopra la superficie del mare. Quando tornò, aveva cento cose da raccontare. Ma la più bella di tutte, disse, era stare sdraiata al chiaro di luna su un banco di sabbia, nel mare calmo, e vedere vicino alla costa la grande città, dove le luci brillavano come cento stelle, sentire la musica e il chiasso e il rumore delle carrozze e della gente, vedere i tanti campanili e le torri e sentire le campane suonare. E proprio perché lassù non poteva andare, era di tutto questo che sentiva più nostalgia.

Oh, come ascoltava la sorella più piccola! E quando poi, la sera, stava alla finestra aperta e guardava in su attraverso l'acqua blu scuro, pensava alla grande città con tutto il suo chiasso e il suo rumore. E le sembrava di sentire le campane delle chiese suonare fin giù da lei.

L'anno dopo la seconda sorella ebbe il permesso di salire attraverso l'acqua e di nuotare dove voleva. Spuntò fuori proprio mentre il sole tramontava, e le parve che quello spettacolo fosse il più bello di tutti. Tutto il cielo sembrava d'oro, raccontò, e le nuvole, ah, la loro bellezza non riusciva nemmeno a descriverla! Rosse e viola, le erano passate sopra come velieri, ma molto più veloce di loro, come un lungo velo bianco, uno stormo di cigni selvatici era volato sopra l'acqua, verso il sole. Lei aveva nuotato verso il sole, ma il sole era sceso giù, e il bagliore rosa si era spento sulla superficie del mare e sulle nuvole.

L'anno dopo salì la terza sorella. Era la più coraggiosa di tutte, e per questo risalì un largo fiume che sfociava nel mare. Vide bellissime colline verdi coperte di vigne, e castelli e fattorie che facevano capolino fra boschi magnifici. Sentì come cantavano tutti gli uccelli, e il sole splendeva così caldo che spesso doveva immergersi sott'acqua per rinfrescarsi il viso che le bruciava. In una piccola baia trovò un'intera frotta di bambini umani: correvano tutti nudi e sguazzavano nell'acqua. Lei voleva giocare con loro, ma quelli scapparono via spaventati.

Poi arrivò un piccolo animale nero. Era un cane, ma lei non aveva mai visto un cane. Le abbaiò contro così forte che lei si spaventò e scappò verso il mare aperto. Ma non riuscì mai a dimenticare i boschi magnifici, le colline verdi e i bambini graziosi che sapevano nuotare nell'acqua anche se non avevano la coda di pesce.

La quarta sorella non era così coraggiosa. Rimase in mezzo al mare aperto e raccontò che era proprio lì il posto più bello. Si vedeva lontano per miglia e miglia tutt'intorno, e il cielo lassù era come una grande campana di vetro. Aveva visto delle navi, ma molto lontane: sembravano gabbiani. I delfini buffi facevano le capriole, e le grandi balene spruzzavano acqua dalle narici, così che sembrava che tutt'intorno ci fossero cento fontane.

Poi venne il turno della quinta sorella. Il suo compleanno cadeva proprio d'inverno, e così vide quello che le altre non avevano visto la prima volta. Il mare era tutto verde, e tutt'intorno galleggiavano grandi montagne di ghiaccio. Ognuna sembrava una perla, disse, eppure era molto più grande dei campanili che costruiscono gli uomini. Avevano le forme più strane e scintillavano come diamanti.

Lei si era seduta su una delle più grandi, e tutti i velieri giravano spaventati alla larga dal punto in cui stava seduta, lasciando che il vento le facesse volare i lunghi capelli. Ma verso sera il cielo si coprì di nuvole. Lampeggiava e tuonava, e il mare nero sollevava in alto i grandi blocchi di ghiaccio e li faceva brillare nella luce rossa dei lampi. Su tutte le navi tiravano giù le vele, e dappertutto c'erano paura e spavento. Lei invece se ne stava tranquilla sulla sua montagna di ghiaccio galleggiante e guardava i fulmini azzurri cadere a zigzag nel mare scintillante.

La prima volta che una delle sorelle saliva sopra l'acqua, era sempre incantata da tutte le cose nuove e belle che vedeva. Ma ora che, da ragazze grandi, potevano salire quando volevano, la cosa le lasciava indifferenti. Avevano di nuovo nostalgia di casa, e dopo un mese dicevano che laggiù da loro era comunque il posto più bello di tutti, e che a casa si stava proprio bene.

Molte sere le cinque sorelle si prendevano sottobraccio e salivano in fila sopra l'acqua. Avevano voci bellissime, più belle di quelle di qualsiasi essere umano. E quando si avvicinava una tempesta e pensavano che le navi potessero affondare, nuotavano davanti alle navi e cantavano dolcemente di quanto fosse bello il fondo del mare, e dicevano ai marinai di non aver paura di scendere laggiù. Ma quelli non capivano le parole e credevano che fosse la tempesta. E nemmeno potevano vedere le meraviglie di laggiù, perché quando la nave affondava, gli uomini annegavano e arrivavano al castello del re del mare soltanto da morti.

Quando le sorelle, la sera, salivano così in alto attraverso il mare, a braccetto, la sorellina restava tutta sola e le guardava andare via. E le sembrava di dover piangere, ma le sirene non hanno lacrime, e per questo soffrono molto di più. «Ah, se avessi già quindici anni!» disse. «Lo so che vorrò tanto bene al mondo lassù e agli uomini che costruiscono le loro case e vivono lassù!»

Finalmente compì quindici anni. «Ecco, adesso sei grande anche tu», disse sua nonna, la vecchia regina vedova. «Vieni, lascia che ti faccia bella come le tue sorelle!» E le mise sui capelli una corona di gigli bianchi, ma ogni petalo dei fiori era una mezza perla. E la vecchia fece attaccare otto grandi ostriche alla coda della principessa, per mostrare il suo alto rango. «Mi fa tanto male!» disse la sirenetta. «Eh sì, chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire!» disse la vecchia.

Oh, come avrebbe voluto scuotersi di dosso tutto quello sfarzo e togliersi la pesante corona! I suoi fiori rossi del giardino le sarebbero stati molto meglio, ma ormai non osava cambiare niente. «Arrivederci!» disse, e salì attraverso l'acqua, leggera e limpida come una bollicina.

Il sole era appena tramontato quando lei sollevò la testa sopra il mare, ma tutte le nuvole brillavano ancora come rose e oro, e in mezzo al cielo rosa pallido splendeva la stella della sera, chiara e bellissima. L'aria era mite e fresca, e il mare calmo calmo. Là c'era una grande nave con tre alberi. Era alzata una sola vela, perché non si muoveva un filo di vento, e tutt'intorno, sulle corde e sugli alberi, sedevano i marinai. C'erano musica e canti, e mentre la sera si faceva più scura, si accesero cento lanterne colorate: sembrava che nell'aria sventolassero le bandiere di tutti i popoli.

La sirenetta nuotò dritta fino alla finestra della cabina, e ogni volta che l'acqua la sollevava, poteva guardare attraverso i vetri lucidi come specchi, dietro i quali stavano tante persone vestite a festa. Ma il più bello di tutti era il giovane principe con i grandi occhi neri. Di sicuro non aveva molto più di sedici anni. Era il suo compleanno, ed era per questo che si faceva tutta quella festa.

I marinai ballavano sul ponte, e quando il giovane principe uscì, più di cento razzi salirono nell'aria. Facevano una luce come in pieno giorno, tanto che la sirenetta si spaventò e si tuffò sott'acqua. Ma presto tirò fuori di nuovo la testa, e allora fu come se tutte le stelle del cielo cadessero giù verso di lei.

Non aveva mai visto fuochi d'artificio così. Grandi soli giravano in tondo, splendidi pesci di fuoco guizzavano nell'aria azzurra, e tutto si rispecchiava nel mare limpido e calmo. Sulla nave c'era così tanta luce che si poteva vedere ogni cordicella, figuriamoci le persone. Oh, com'era bello il giovane principe! Stringeva la mano a tutti, rideva e sorrideva, mentre la musica risuonava nella notte meravigliosa.

Si fece tardi, ma la sirenetta non riusciva a staccare gli occhi dalla nave e dal bel principe. Le lanterne colorate furono spente, i razzi non salivano più nell'aria, e non si sentivano più nemmeno i colpi di cannone. Ma giù in fondo al mare qualcosa ronzava e brontolava. Lei intanto se ne stava seduta sull'acqua e si dondolava su e giù, così da poter guardare dentro la cabina.

Ma la nave prese velocità, una vela dopo l'altra si spiegò, le onde si fecero più forti, grandi nuvole salirono nel cielo e lontano lampeggiava. Oh, stava arrivando un temporale terribile! Per questo i marinai tirarono giù le vele. La grande nave correva a tutta velocità sul mare in tempesta, dondolando, e l'acqua si alzava come grandi montagne nere che volevano rovesciarsi sopra l'albero. Ma la nave si tuffava come un cigno giù fra le onde alte, e si lasciava di nuovo sollevare sulle acque alte come torri.

Alla sirenetta sembrava proprio una corsa divertente, ma ai marinai no. La nave scricchiolava e schioccava, le grosse assi si piegavano sotto i colpi violenti, il mare si rovesciava contro la nave, l'albero si spezzò a metà come se fosse una canna, e la nave si piegò su un fianco, mentre l'acqua entrava dentro. Ora la sirenetta vide che erano in pericolo. Lei stessa doveva stare attenta alle travi e ai pezzi della nave che galleggiavano sull'acqua.

Per un momento fu così buio pesto che lei non riusciva a vedere niente, ma quando lampeggiava diventava di nuovo così chiaro che riconosceva tutti quelli che erano sulla nave. Ognuno cercava di salvarsi come poteva. Lei cercava soprattutto il giovane principe, e quando la nave si spezzò, lo vide affondare nel mare profondo. Sul momento fu tutta contenta, perché adesso lui scendeva giù da lei. Ma poi si ricordò che gli uomini non possono vivere nell'acqua, e che al castello di suo padre lui sarebbe potuto arrivare soltanto da morto.

No, morire non doveva! Per questo nuotò fra le travi e le assi che galleggiavano sul mare, e dimenticò del tutto che avrebbero potuto schiacciarla. Si tuffò in profondità sott'acqua e risalì in alto fra le onde, e così alla fine arrivò dal giovane principe, che quasi non riusciva più a nuotare nel mare in tempesta. Le braccia e le gambe cominciavano a cedergli, i begli occhi si chiudevano, e sarebbe morto, se non fosse arrivata la sirenetta. Lei gli tenne la testa fuori dall'acqua e si lasciò portare insieme a lui dalle onde, dove volevano loro.

Al mattino il brutto tempo era passato. Della nave non si vedeva più nemmeno una scheggia. Il sole si alzò dall'acqua, così rosso e splendente, e sembrò che le guance del principe riprendessero vita, ma gli occhi restavano chiusi. La sirena gli baciò la fronte alta e bella e gli lisciò indietro i capelli bagnati. Le sembrava che somigliasse alla statua di marmo giù nel suo giardinetto. Lo baciò di nuovo e desiderò tanto che vivesse.

Ora vide davanti a sé la terraferma, con alte montagne azzurre sulle cui cime la neve bianca brillava come se ci fossero dei cigni sdraiati. Giù vicino alla costa c'erano bellissimi boschi verdi, e davanti c'era una chiesa o un convento, questo non lo sapeva bene, ma comunque era un edificio. Nel giardino crescevano alberi di limoni e di arance, e davanti al portone c'erano alte palme. Qui il mare formava una piccola baia, calma calma ma molto profonda, fino alla scogliera dove il mare aveva portato la sabbia bianca e fine. Lì nuotò con il bel principe, lo adagiò sulla sabbia, e badò soprattutto che la testa stesse in alto, al caldo del sole.

Ora le campane suonarono nel grande edificio bianco, e attraverso il giardino arrivarono molte ragazze. Allora la sirenetta nuotò più al largo, dietro alcuni alti scogli che spuntavano dall'acqua. Si coprì i capelli e il petto di schiuma di mare, così che nessuno potesse vedere il suo visino, e stette a guardare chi sarebbe venuto dal povero principe.

Non passò molto tempo che arrivò una giovane ragazza. Sembrò spaventarsi molto, ma solo per un attimo. Poi andò a chiamare altre persone, e la sirena vide che il principe riprendeva vita e sorrideva a tutti quelli che aveva intorno. Ma a lei, là fuori, non sorrise: non sapeva neppure che era stata lei a salvarlo. Si sentì così triste, e quando lui fu portato dentro il grande edificio, si tuffò addolorata nell'acqua e tornò a casa, al castello di suo padre.

Era sempre stata silenziosa e pensierosa, ma adesso lo diventò molto di più. Le sorelle le chiesero che cosa avesse visto la prima volta lassù, ma lei non raccontò niente.

Molte sere e molte mattine risalì là dove aveva lasciato il principe. Vide i frutti del giardino maturare ed essere raccolti, vide la neve sciogliersi sulle alte montagne, ma il principe non lo vide, e per questo tornava a casa ogni volta più triste. Il suo unico conforto era sedere nel suo giardinetto e stringere fra le braccia la bella statua di marmo che somigliava al principe. Ma dei suoi fiori non si curava più: crescevano come in una foresta selvaggia, sopra i sentieri, e intrecciavano i loro lunghi steli e le foglie con i rami degli alberi, così che era tutto buio.

Alla fine non ce la fece più e lo confidò a una delle sue sorelle, e così subito lo seppero anche tutte le altre, ma nessun altro oltre a loro e a un paio di altre sirene, che lo dissero soltanto alle loro amiche più care. Una di loro sapeva chi era il principe: anche lei aveva visto la festa sulla nave, e sapeva da dove veniva e dove si trovava il suo regno. «Vieni, sorellina!» dissero le altre principesse, e tenendosi per le spalle salirono in una lunga fila dal mare, proprio davanti al punto dove sapevano che c'era il castello del principe.

Era costruito con una pietra giallo chiaro e luccicante, con grandi scalinate di marmo, e una di esse scendeva dritta nel mare. Magnifiche cupole dorate si alzavano sopra il tetto, e fra le colonne che giravano intorno a tutto l'edificio c'erano statue di marmo che sembravano vive. Attraverso il vetro limpido delle alte finestre si vedevano i saloni più splendidi, dove erano appese preziose tende di seta e tappeti, e tutte le pareti erano decorate con grandi quadri che era proprio un piacere guardare. In mezzo al salone più grande zampillava una grande fontana. Gli spruzzi salivano in alto fino alla cupola di vetro del soffitto, attraverso la quale il sole splendeva sull'acqua e sulle bellissime piante che crescevano nella grande vasca.

Ora sapeva dove abitava lui, e ci andava molte sere e molte notti, sull'acqua. Nuotava molto più vicino alla terra di quanto avesse mai osato qualunque delle altre, anzi, arrivava fin dentro lo stretto canale, sotto il magnifico balcone di marmo che gettava una lunga ombra sull'acqua. Lì sedeva e guardava il giovane principe, che credeva di essere tutto solo nel chiaro di luna. Molte sere lo vide andare per mare con la musica sulla sua barca sontuosa, dove sventolavano le bandiere. Lei sbirciava fra le canne verdi, e se il vento le sollevava il lungo velo bianco argento e qualcuno lo vedeva, pensava che fosse un cigno che alzava le ali.

Molte notti, quando i pescatori stavano in mare con le fiaccole, li sentiva raccontare tante cose belle del giovane principe, ed era felice di avergli salvato la vita quando lui andava alla deriva sulle onde, mezzo morto. E pensava a come la testa di lui aveva riposato sul suo petto, e con quanta tenerezza lei allora lo aveva baciato. Lui però non ne sapeva niente, non poteva nemmeno sognarla.

Sempre di più cominciò a voler bene agli uomini, sempre di più desiderava poter salire in mezzo a loro. Il loro mondo le sembrava molto più grande del suo. Con le navi potevano volare sopra il mare, potevano salire sulle alte montagne, su su oltre le nuvole, e le terre che possedevano si stendevano, con boschi e campi, più lontano di quanto i suoi occhi potessero vedere. C'erano tante cose che avrebbe voluto sapere, ma le sorelle non sapevano rispondere a tutto. Per questo chiese alla vecchia nonna, che conosceva bene il mondo di sopra, come lei lo chiamava molto giustamente: le terre sopra il mare.

«Se gli uomini non annegano», chiese la sirenetta, «possono vivere per sempre? Non muoiono, come noi quaggiù nel mare?»

«Oh, sì», disse la vecchia, «anche loro devono morire, e la loro vita è perfino più corta della nostra. Noi possiamo arrivare a trecento anni, ma quando smettiamo di esistere quaggiù, diventiamo soltanto schiuma sull'acqua, e non abbiamo nemmeno una tomba quaggiù, fra i nostri cari. Non abbiamo un'anima immortale, non torniamo mai più a vivere. Siamo come la canna verde, che una volta tagliata non può più rinverdire! Gli uomini invece hanno un'anima che vive per sempre, che vive anche dopo che il corpo è diventato terra. Sale attraverso l'aria limpida, su fino a tutte le stelle splendenti! Come noi saliamo dal mare e vediamo le terre degli uomini, così loro salgono verso luoghi sconosciuti e meravigliosi, che noi non vedremo mai.»

«Perché noi non abbiamo avuto un'anima immortale?» disse la sirenetta, triste. «Darei tutti i trecento anni che ho da vivere per essere umana anche un solo giorno, e avere poi un posto nel mondo del cielo!» «A queste cose non devi pensare!» disse la vecchia. «Noi stiamo molto meglio e siamo molto più felici degli uomini lassù!»

«Allora morirò e galleggerò come schiuma sul mare, non sentirò più la musica delle onde, non vedrò più i fiori bellissimi e il sole rosso! Non posso proprio fare niente per avere un'anima eterna?»

«No!» disse la vecchia. «Soltanto se un uomo ti volesse così bene da tenere a te più che a suo padre e a sua madre, se fosse legato a te con tutti i suoi pensieri e con tutto il suo amore, e lasciasse che il prete mettesse la sua mano destra nella tua, con la promessa di esserti fedele qui e per tutta l'eternità, allora la sua anima passerebbe nel tuo corpo, e anche tu avresti parte della felicità degli uomini. Lui ti darebbe un'anima e terrebbe comunque la sua. Ma questo non può succedere mai! Proprio quello che qui nel mare è bello, la tua coda di pesce, lassù sulla terra lo trovano brutto. Non se ne intendono, ecco. Lassù, per essere belli, bisogna avere due goffi pali che chiamano gambe!»

Allora la sirenetta sospirò e guardò triste la sua coda di pesce. «Stiamo allegre», disse la vecchia, «salteremo e balleremo nei trecento anni che abbiamo da vivere, che sono davvero un bel po' di tempo, e dopo ci si riposerà tanto più contenti. Stasera c'è il ballo di corte!»

La parte successiva arriva presto.

Hai trovato un errore in questa favola? Segnalacelo.